Creare un corso online, in quarantena

Da tre anni a questa parte faccio un mestiere che ha a che fare con l’insegnare agli adulti modi alternativi di lavorare. È un mestiere che si svolge di persona, estremamente relazionale: le lezioni e i workshop includono tante attività pratiche.

La situazione che si è creata quindi con la pandemia si è rivelata parecchio critica, anche considerando la mia posizione di professionista in partita IVA. Essere impossibilitato a svolgere il mio mestiere significa non guadagnare.

Oltre a dover ingegnarmi sul come gestire questa transizione da fisico e in presenza a digitale e remoto con i clienti che seguo, ho sentito il bisogno di dover fare esperimenti ulteriori.

Tutto questo è successo tra l’8 Marzo e il 24 Aprile, nell’arco di 7 settimane, le prime due di onboarding e progettazione, le successive cinque di esecuzione del corso: un corso online in 7 lezioni, partito da un fraintendimento, e che ha coinvolto due classi per un totale di 17 persone — facciamo 18, me incluso.

Happy accidents

La mia prima idea era quella di sottoporre le persone alle registrazioni di una serie di lezioni che avrei fatto.

Ho scritto un post al riguardo su Facebook l’8 Marzo.

Subito mi sono resto conto che la mia mancanza di chiarezza ha creato un equivoco fondamentale: le persone pensavano che io stessi organizzando un vero e proprio corso, e non che volessi semplicemente mettere a disposizione delle lezioni registrate altrove.

Già che sono in ballo, balliamo”, mi sono detto e quindi ho iniziato ad organizzare un corso online, da gestire nel tempo libero.

Gestire l’onboarding

La prima cosa che ho fatto è stata aggiornare il mio post su Facebook, aggiungendo un Google Form per raccogliere le email delle persone interessate. Metodo brutale, ma non c’era tempo e voglia per l’eleganza.

La seconda cosa che ho fatto è stata creare una mailing list, usando TinyLetter.

Sondare l’audience

Benché avessi una quasi assoluta certezza del percorso e dei contenuti, grossi dubbi aleggiavano circa durata delle lezioni e cadenza delle stesse.

La mia prima comunicazione - avvenuta il 10 Marzo - è stata per chiedere, sempre con un Google Form, quali erano le preferenze in merito di:

Raccolti i dati, magari non statisticamente significativi ma fortunatamente con indicazioni chiare, il passaggio successivo è stato fare emergere la prima classe.

Formato del corso

Sono arrivato a delineare un corso con queste caratteristiche:

Titoli e temi delle lezioni:

Creare la prima classe

L’approccio che ho usato è stato first come, first served, ovvero ho chiesto - il 14 Marzo, tramite sondaggio su Doodle - in quale giornata le persone avrebbero potuto partecipare alla prima lezione.

Mi sono dato delle soglie minime di preferenze, e, scegliendo il giorno con il maggior numero di iscritti ho creato la mia prima classe (nome in codice: Starbuck), di 9 persone.

Ho creato una mini-newsletter dedicata a questa classe, che ho gestito interamente tramite GMail.

Creare la seconda classe

A questo punto mi sono trovato ad avere ancora un gruppo di persone che avrebbero potuto fare parte della seconda classe. Con una comunicazione mirata a loro, adottando sempre il criterio first come, first served, ho aperto un nuovo sondaggio, con la medesima modalità utilizzata per la prima classe.

In questo modo è nata la seconda classe, nome in codice Helo”, di 8 persone.

Anche per questa classe ho creato una mini-newsletter dedicata.

Il 23 Marzo ho poi inviato una comunicazione a tutti coloro che non erano stati inclusi in queste due classi, dicendo che avrei proseguito l’esperimento con le due classi prima di aprirne di altre.

Svolgimento delle lezioni

Mi sono dato un flusso di lavoro e comunicazioni uniformi e ricorrenti, e per ciascuna classe ho comunicato in questo modo, prima e dopo ogni singola lezione.

Prima della lezione:

Dopo la lezione:

Cronistoria delle lezioni

Le lezioni 4 e 5, su Scrum, sono avvenite in modalità asincrona, ovvero ho registrato una spiegazione senza fare una lezione in tempo reale.

Si è trattato di un esperimento nell’esperimento: la possibilità di potersi guardare lezioni in indipendenza è uno degli aspetti, magari ovvi ma che avevo sottovalutato, che è risultato essere importante.

Altrettanto efficaci si sono rivelati le sessioni di puro Q&A che ho organizzato a seguito della condivisione dei video. Questo aspetto in particolare mi ha portato ad una serie di considerazioni di cui parlerò in un prossimo articolo.

Lo stack” tecnologico

Gli strumenti li ho già menzionati quasi tutti, qui e là, ma per fare tutto questo mi sono affidato a:

Tutto questo è estremamente sub-ottimale e richiede parecchio lavoro manuale, ma non era il momento di affidarsi a piattaforme di e-learning più sofisticate, volevo fare qualcosa di rapido con gli strumenti che avevo a portata di mano.

Lesson learned

Tutto questo è successo tra l’8 Marzo e il 24 Aprile, nell’arco di 7 settimane, le prime due di onboarding e progettazione, le successive cinque di esecuzione del corso.

Visto che mi sto dilungando parecchio, il tema di una lista ragionata di considerazioni su cosa ho imparato lo tratterò in un altro articolo.

Datemi un attimo che arriva.

Ringraziamenti

Un ringraziamento a Matteo, Caterina, Angelo, Aurora, Antonello, Chiara, Alberto, Jaga, Michela, Andrea, Lorenzo, Roberta, Oriella, Margherita, Matteo, Giuseppe, Maurizio, Mattia e Carlo.

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