La mia quarantena, la tua quarantena

Osservazioni sparse su cosa significa trovarsi nella percentuale di popolazione tutto sommato preparata e in una buona posizione per affrontare le eccezionali condizioni di queste settimane.

Cito Francesco Costa:

[…] la spiazzante velocità con cui sono cambiate le nostre vite compromette la nostra capacità di accettare che l’uscita da questa crisi non sarà rapida quanto è stato il suo ingresso. […] E sappiamo che, quando ripartiremo, ci metteremo un bel po’ per tornare dove eravamo. Insomma, tutto questo finirà, ma non il 3 aprile.

Quando sono partiti gli avvertimenti di cambiare lo stile di vita”, ho, sinceramente, pensato, che sarà mai”. E continuo a pensarlo.

Tutto sommato, se, da anni:

questo periodo rappresenta solo un paio di lievi forzature in più, dal punto di vista strettamente pratico. I servizi funzionano, il cibo c’è, tutte ma proprio tutte le necessità di base ci sono — e questo vale per quasi tutti.

Se le persone che cantano e ballano sui balconi, le scritte andrà tutto bene”, gli aperitivi fatti in videoconferenza potevano essere commoventi subito, esagerati dopo, fino a diventare facile oggetto di ironia (di cui sono colpevole io, in primis), ora dovrebbero diventare oggetto di osservazioni meno superficiali.

È evidente come per buona parte della popolazione:

Sono sinceramente stupido dalle liste di libri da leggere, liste di film da guardare, addirittura liste di cose da fare giorno per giorno, suggerimenti su come ordinare la propria libreria, come se le persone, davvero, non abbiano idea di come riempire il proprio tempo libero.

Personalmente, io:

Insomma, in queste condizioni credo di poter affrontare diversi mesi (anni?) di quarantena, senza subire grossi contraccolpi psicofisici — base che mi fate fare 30 minuti di allenamento al giorno, altrimenti poi inizio a sbroccare pure io.

Io me la cavo, me la sto cavando, credo che me la caverò: ma ho bisogno che ce la facciate pure voi, perché arriverà il momento in cui sia io che voi faremo molta fatica a cavarcela.

Quello che mi preoccupa sul serio, è cosa succederà in quel dopo” di cui parla Francesco Costa.

Insomma, tutto questo finirà,
ma non il 3 aprile.

Questo perché i problemi economici globali che vedo all’orizzonte, un orizzonte che si avvicina sempre più rapido, colpiranno tutti noi.

Inizio a intravedere molti modi in cui potrei iniziare a non cavarmela per niente.

Le aziende inizieranno a chiudere, i clienti inizieranno a non pagare le fatture, le tariffe inizieranno a calare, le persone verranno licenziate, i budget ridotti all’osso e, semplicemente, il lavoro inizierà a non esserci, esserci molto meno, e in forma diversa.

Queste sono le vere conseguenze che non risparmieranno nessuno.


Oggi a Milano c’è un’aria cristallina, quasi di montagna. Ho attraversato la strada senza guardare, tanto non c’erano auto.

Siamo stati forzati a fare quello che probabilmente avremmo dovuto fare da 20, 30 anni: vivere con meno, meno di tutto.

E non è solo una questione di sapere come impegnare il proprio tempo di libero.

E tu, cosa sei disposto a fare per cambiare sistematicamente il modo in cui vivi, da qui in poi?

Oltre a questa domanda, un’offerta: se hai bisogno di una mano, fammi sapere.